Salvo Ferrara: “Not Ordinary View”, una nuova visione artistica tra introspezione e umanità




“Not Ordinary View” è il nuovo EP del compositore Salvo Ferrara. Il progetto è stato anticipato da “Ago”, brano profondamente intimo ed emotivo, nato dal ricordo di un caro amico scomparso, con il quale l’autore ha condiviso per anni un importante percorso umano e artistico. Una composizione che sceglie la delicatezza come linguaggio espressivo e affida alle sfumature sonore il compito di raccontare ciò che spesso le parole non riescono a dire.

Con “Not Ordinary View” quale lato di te volevi far conoscere? Che cosa aggiunge questo disco al tuo percorso musicale?

E’ un disco a cui pensavo da tempo e che nasce con l’intenzione di esprimere qualcosa di personale, per mettere in evidenza luci ed ombre che riconducono alla mia sensibilità. A tutti gli effetti è un lavoro che fa da spartiacque all’interno della mia produzione, in quanto si stacca dai contesti compositivi “a tema”, che fino ad oggi hanno caratterizzato la maggior parte del mio lavoro . Il titolo del disco esprime, di fatto, questa differente visione artistica , ma non solo: il mio desiderio è anche di lanciare un appello a riconquistare una dimensione umana più consapevole del tempo che viviamo, una visione non ordinaria, non asservita alla routine tecnologica che ci allontana dai rapporti interpersonali creando universi paralleli fittizi.

Come nascono le tue canzoni? Parti dalle parole, da una melodia o da un’immagine, e come capisci quando un brano è finito?

Pur provenendo da studi musicali classici, tendo a sviluppare le composizioni traendo spunto da lunghe sessioni al pianoforte in totale libertà , seguendo l’istinto, per poi mettere ordine alle cellule melodiche o armoniche che ritengo più interessanti. Come naturale, tutto il materiale sonoro subisce progressivamente una evoluzione sia dal punto di vista formale che espressivo per approdare al risultato finale che è frutto di una maturazione a volte immediata, in altre occasioni più elaborata. Ci sono state anche circostanze che mi hanno indotto ad azzerare giorni di lavoro perché quel determinato brano, riascoltato a distanza di tempo, non riusciva a rappresentare pienamente il messaggio, o l’intenzione, per cui era stato pensato. Ritengo che la musica, al di la di tutto, sia una questione di sincerità, prima da parte di chi la produce ma, specialmente, nei confronti di chi la ascolterà.

Come hai scelto i pezzi da inserire nel disco? Cercavi un filo comune tra le canzoni o volevi mostrare aspetti diversi della tua scrittura?

Questa musica nasce, come spesso mi accade, al pianoforte , per poi essere elaborata con l’utilizzo dell’elettronica. Il leit motiv che accomuna tutti i brani,, dal punto di vista musicale, è il concetto di “less is more”, cioè la ricerca di un messaggio sonoro pulito, intellegibile, diretto. Ho cercato di scremare tutto ciò che non era funzionale al raggiungimento di un suono che, fin dalle prime note, guidasse l’ascoltatore ad elaborare una emozione, un momento di riflessione intima, un attimo per rimanere con i propri pensieri. Anche attraverso i titoli dei brani ho provato a trasmettere da subito il senso di ciò che riserva l’ascolto, tenendo vivo un filo narrativo che parla di incomunicabilità, di fragilità emotive, di mondi e barriere artificiali. 

Durante la lavorazione c’è stata una scelta musicale che ti ha portato fuori dalla tua zona di comfort? Che cosa hai scoperto attraverso quell’esperienza?

Probabilmente tutto il disco si muove in una “no confort zone”, nel senso che, come dicevo prima, la scrittura non è stata dettata dall’esigenza di seguire il filo logico di una narrazione visiva, bensì ha beneficiato di assoluta libertà nell’ esprimere in musica momenti emotivi e riflessioni assolutamente personali. Questo approccio mi ha portato, ad esempio, ad includere nell’EP un brano,“These strange days”, frutto di una improvvisazione al pianoforte, che tale è rimasta, senza alcuna modifica.

Come immagini questi brani dal vivo? Vorresti riprodurre il suono del disco o lasciare spazio a nuove interpretazioni?

In tutti i miei live ho sempre cercato di riprodurre esattamente il contenuto musicale e sonoro della produzione discografica, sottoponendo ( lo confesso...) lo staff tecnico ad un lavoro certosino e gli strumentisti a sfide esecutive non usuali.  E’ una scelta che sottintende due esigenze: il rispetto verso il pubblico, e quindi la possibilità di offrire un messaggio sonoro che esprima tutto il potenziale sviluppato in fase di produzione, e, parimenti, la necessità di conservare i suoni che caratterizzano ogni brano per garantirne l’intenzione e la veridicità del mood.


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