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Sony Group sviluppa un sistema per individuare le fonti nei brani generati con IA

Il gruppo giapponese ha messo a punto una tecnologia capace di analizzare le composizioni musicali create con l’intelligenza artificiale e r...

giovedì 19 febbraio 2026

Sony Group sviluppa un sistema per individuare le fonti nei brani generati con IA


Il gruppo giapponese ha messo a punto una tecnologia capace di analizzare le composizioni musicali create con l’intelligenza artificiale e risalire alle opere utilizzate durante l’addestramento dei modelli. Il sistema, sviluppato dalla divisione Sony AI, non si limita a identificare somiglianze generiche: mira a quantificare con precisione il contributo riconducibile a specifici autori o cataloghi.

Attraverso l’analisi comparativa dei dati sonori, la piattaforma è in grado di stimare il peso delle influenze presenti in una traccia sintetica — per esempio attribuendo una percentuale di somiglianza a repertori come quelli dei The Beatles o dei Queen — fornendo così una base oggettiva per la redistribuzione dei proventi secondo i diritti d’autore.

Il funzionamento prevede due modalità operative. In presenza di accordi di collaborazione, la tecnologia può integrarsi direttamente con i sistemi degli sviluppatori dei modelli generativi. In assenza di cooperazione, il software analizza autonomamente l’output dell’IA confrontandolo con il repertorio musicale esistente per stimare l’incidenza delle opere originali.

L’iniziativa si inserisce in un contesto normativo — particolarmente rilevante in Giappone — che tutela sia i diritti d’autore di compositori ed editori, sia i diritti connessi di interpreti e produttori. Con un portafoglio che include importanti etichette discografiche e asset storici come parte del catalogo di Michael Jackson, Sony punta a definire un modello strutturato di royalties applicabile anche alle produzioni musicali generate dall’intelligenza artificiale.

Il Canzoniere, 'Vai, Valentina' di Ornella Vanoni


Il Canzoniere parla oggi di un bellissimo brano di Ornella Vanoni dal titolo "Vai, Valentina". Il brano, nato nel 1981, è una canzone composta da Ornella Vanoni per descrivere il dialogo tra due donne, in cui la più matura, grazie alla sua esperienza, insegna alla più giovane come affrontare la vita e l’amore.

Per il suo testo, Ornella Vanoni ha operato delle scelte linguistiche interessanti. In particolare, emerge una grande accuratezza nella selezione dei verbi. Ascoltando "Vai, Valentina", ci sembra quasi di vedere materializzate le due donne, sedute a un tavolino di qualche bar nel centro di Milano.

È un brano che ci riporta all’esperienza dei cambiamenti dell’amore, perché gli esseri umani cambiano, perché il tempo cambia, perché tutto cambia e niente rimane immobile.

Qui sotto vi proponiamo il testo:

"VAI, VALENTINA" (Ornella Vanoni)

Oh, Valentina
Gambe lunghe per ballare
Oh, Valentina
E ogni ballo un grande amore
Cocca, polpa di albicocca
Che ti dà con tutto il cuore
Oh, Valentina
Che prima gioca e poi ci muore

È Valentina
Tutta occhi come il mare
Tutta bambina
E tutta seni da torturare
Ora dice che lavora
E che ci ha messo una croce su
No, Valentina
Non ti riconosco più

Corri, corri come un gatto
Dal tuo letto alla fantasia
Corri come la tua amica matta
Dalla luna ad una nuova bugia
E corri, corri come corre il vento
E se la gonna te la strappa una spina
Ahi, Valentina, è una spina o chi lo sa
Vai Valentina, ma che differenza fa?

E allora corri, corri come un ladro
Che ha rubato un libro di poesie
Corri, corri che ti manca un metro
Per salvare le tue unghie e le mie
E allora corri, corri, corri, corri
Che se la pelle te la strappa una spina
Ahi, Valentina, pensa che era naturale
Era un "ti amo", una carezza venuta male

L'altra mattina l'ho trovata in un caffè
Lacrime calde su tre fette di Saint Honoré
Vedi, vedi che sorridi
Che non si impara a far l'amore
No, Valentina
Con la tessera del dolore

E allora corri come una gazzella
Che non vuol finire in mezzo ai trofei
Corri, corri, che ti basta un nulla
Per salvare i tuoi segreti ed i miei
E allora corri, corri come il vento
Che se la gonna te la strappa una spina
Ahi, Valentina, è una rosa o chi lo sa
Va', Valentina, ma che differenza fa?

E allora corri, corri come un sogno
Fuori strada e fuori sintonia
Corri, corri come corre il tempo
Che ti dà un minuto e dopo va via
E corri, corri come corre il lampo
Che se la pelle te la strappa una spina
Ahi, Valentina, pensa che era naturale
Era un "ti amo", una carezza venuta male

Corri, corri come corre il lampo
Che se la pelle te la strappa una spina
Ahi, Valentina, non è il dramma che pensi tu
Era un "ti amo" e dopo non ti amo più



Marco Ancona celebra 30 anni di musica col docu-film 'Un anno al centoundici'


Disponibile online il primo estratto live: 'Non ascolti più'

Trent’anni dall'esordio discografico, un anno di sperimentazione e un unico luogo a fare da cornice: il "111". È da queste premesse che nasce "Un anno al Centoundici", il nuovo docu-film di prossima uscita firmato da Marco Ancona, figura di riferimento del panorama indipendente italiano.

Il lungometraggio non è una semplice celebrazione nostalgica, ma un mosaico vivo di suoni e visioni. Al centro del racconto ci sono i brani più significativi del percorso dell’artista, ripresi e riarrangiati per l’occasione in una veste più intima, cruda e vibrante. Lo Studio 111, per dodici mesi, si è trasformato in un crocevia di incontri dove il cantautore ha suonato dal vivo alternando esecuzioni corali a set più intimi, arricchiti dalla presenza di ospiti speciali, amici e musicisti che hanno attraversato il suo cammino artistico.

"La musica è il centro di tutto" dichiara Marco Ancona "È il punto di partenza, il linguaggio comune, il filo che tiene insieme immagini, momenti e persone che hanno deciso di sperimentare, rischiare e creare con me senza sapere già dove saremmo arrivati. Amici, ospiti, sorprese, chicche nascoste: è stato un anno di pura condivisione".

Interamente realizzato da Michela Cerini, il docu-film restituisce un’estetica ricercata che cattura l’energia delle sessioni dal vivo e l’atmosfera sospesa della creazione artistica. Il risultato è un canovaccio che racconta, attraverso l’esperienza in prima persona, uno spaccato autentico di ciò che l’underground italiano è stato ed è diventato oggi.

Ad anticipare l’uscita del lungometraggio, è già disponibile il video di "Non ascolti più", estratto live che mostra tutta la potenza e l'intensità di questa nuova produzione.



Campi, il nuovo singolo 'Cose Silenziose' dal 20 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica


Novità nel panorama musicale nazionale: dal 20 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica "Cose Silenziose", il nuovo singolo di Campi estratto dall'omonimo album uscito il 30 gennaio realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma "Per Chi Crea".

"Cose Silenziose" è la title track e la focus track dell'album. È una ricerca di senso che si snoda tra le pause, i dettagli e tutto ciò che non fa rumore: piccoli gesti, presenze discrete e rischi emotivi. La vita, forse, non è soltanto risolvere problemi o "funzionare", ma è anche la capacità di fermarsi, ascoltare e affidarsi a ciò che spesso passa inosservato, ma che in realtà tiene insieme le persone.

Così l'artista presenta il suo nuovo singolo: "Cose silenziose è nata di getto, da una necessità, in modo molto naturale. È il manifesto di un album che parla di gesti silenziosi e di tutto ciò che rischia di perdersi, ma che io credo sia invece prezioso. Una riflessione su cosa conta davvero, su quello che — per citare Sorrentino ne La grande bellezza — resta sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore".

"Cose Silenziose" è un album che attraversa un presente incerto, fragile e accelerato, e si interroga su come reinventarsi per restare umani. Le canzoni si muovono come piccole forme di resistenza quotidiana, cercando di custodire legami, domande e sogni messi alla prova da un mondo conflittuale che corre veloce e spesso disorienta, proprio quando il rumore di fondo rischia di prendere il sopravvento.

Commenta l'artista a proposito dell'album: "'Cose Silenziose' nasce dal bisogno di rallentare e di ascoltare cosa resta quando il rumore del mondo si abbassa. È un disco che parla di fragilità da proteggere, di attenzione e di legami che resistono, anche mentre tutto sembra consumarsi in fretta. Ho provato a raccontare il mio sentire e a osservare il tempo che stiamo vivendo senza dare risposte facili, tenendo insieme intimo e collettivo, paure personali e condivise".

L'album si può ascoltare su Spotify al seguente link https://open.spotify.com/album/5em5En0mq1qOoKGPiZge5X?si=wvl4M-1hS0SmwhsA4Rjx9g

Per quel che riguarda Andrea Campi, in arte CAMPI, è un cantautore bolognese. Dopo aver intrapreso lo studio della chitarra, del canto e della scrittura, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con una tesi sull’onomatopea nei testi della canzone italiana.
Il suo album d'esordio, "Un Ballo Di Altalene", ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti di settore, tra cui il primo premio assoluto SIAE e il premio per il miglior testo al "Proscenium Festival" di Assisi. A questi si sono aggiunti il primo premio al "Festival Via Emilia", il premio NUOVO IMAIE a "L’artista che non c’era" e la vittoria al concorso "Zocca Paese della Musica", grazie al quale, nel giugno 2024, ha avuto l'onore di aprire il concerto di Vasco Rossi allo Stadio San Siro.
Nel 2025, Campi è tra i vincitori del bando SIAE "Per chi crea" e pubblica i singoli "Tutto a posto" e "Riparare", brani che anticipano un nuovo capitolo del suo percorso artistico. Durante l'estate prosegue un’intensa attività live partecipando a numerosi festival, esibendosi in apertura ad artisti di rilievo come Michele Bravi in occasione di "Rimini in Musica".
Il suo stile indie-pop fonde sapori vintage a un sound contemporaneo, mantenendo i testi sempre in primo piano, quasi a volerli far galleggiare su una struttura sonora ricercata.
"Cose Silenziose" è il nuovo singolo di Campi in rotazione radiofonica dal 20 febbraio 2026 estratto dall'omonimo album uscito il 30 gennaio e realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma "Per Chi Crea".




mercoledì 18 febbraio 2026

'Bluesman': la fine dei miti maledetti e una generazione che non sa più riconoscersi


Iside e il blues come maschera identitaria per raccontare uomini e città in cui ci si perde fingendo un ruolo

Un musicista senza musica, un interprete che ha sostituito il talento con la messa in scena, con l'abitudine a sembrare. A sembrare altro da sé. Poi, tra le valigie svuotate sui letti di un monolocale e i racconti filtrati dal vetro di un taxi, una chitarra resta muta tra le mani di chi la possiede. Da questo fermo immagine affiora "Bluesman" (Daylite/ADA Music Italy), il nuovo singolo della cantautrice olbiese Iside. Il brano si può ascoltare su Spotify al seguente link https://9uck1.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EYP3WsqQTGLloXQb/iRXFYkM7fh_A

Un diario livido, un racconto tagliente che utilizza il blues non come genere musicale, ma come travestimento identitario. Il bluesman di Iside non è un archetipo romantico né un antieroe gentile o un’icona d’altri tempi; è una figura contemporanea e spaesata che accumula città, corpi e alibi senza mai fermarsi davvero. Racconta la propria vita a un taxi driver «sperando capisca», svuota bagagli in dimore che non sono mai casa, su letti che non riconosce, e confonde sistematicamente il sesso con l’intimità. Ha «le mani di un bluesman», ma le usa per stringere il vuoto di un presente che ha sostituito l’urgenza creativa con la rassicurante piattezza dell’abitudine, consumandole in un quotidiano che non ammette deviazioni, incastrato in un loop svuotato di senso.

Nel brano si consuma una relazione osservata con distacco: due persone che si sfiorano senza incontrarsi, mattini che iniziano all’alba suonando musica jazz e finiscono senza identità, mentre persino le radici familiari diventano estranee. «Nemmeno i tuoi ormai sanno chi sei», canta Iside, spostando il discorso dal mero rapporto amoroso a una deriva esistenziale più ampia: la perdita di una forma e di una direzione.

Musicalmente, il pezzo abita la linea di confine tra R&B e Afrobeat, mantenendo un respiro radiofonico ma lasciando alla parola il compito di scuotere, colpire, ferire. La produzione di Kidd Reo sostiene magistralmente il testo, inserendolo in un ambiente sonoro notturno e caldo, in cui ogni dettaglio sembra trarre linfa dal silenzio che segue la mezzanotte.

Dopo aver attraversato l’immaginario onirico con "Luna Calamita" e il corpo come campo di frizione sociale con "Collana di Perle", Iside sposta ora lo sguardo sull’altro. Punta l'obiettivo su quella figura maschile fragile e contraddittoria che utilizza il mito dell’artista maledetto per non guardarsi davvero allo specchio. «Ma tu sei un bluesman», ripete, come una constatazione che è al tempo stesso congedo e epifania: non un’accusa, ma la presa d’atto di un naufragio stilistico diventato mestiere, di un ruolo che ha finito per divorare l’attore.

Iside conferma una scrittura sempre più centrata, capace di usare il pop come linguaggio senza rinunciare alla sensibilità e alla complessità di chi non ha paura di restare in ascolto delle proprie zone d’ombra.

«Questa canzone nasce dall’osservazione di chi si rifugia in un personaggio per non affrontare la propria realtà — dichiara Iside —. Il Bluesman non è solo chi suona, è chiunque porti addosso il peso di quello che ha perso senza riuscire a dargli un nome. Ho voluto raccontare il momento in cui ci si rende conto che nemmeno chi ci sta accanto sa più chi siamo davvero. È un pezzo che parla di distanze immani percorse restando chiusi in una stanza, tra una sigaretta e una nota jazz che suona all'alba».

Il percorso della cantautrice olbiese continua a muoversi su coordinate che evitano scientemente la superficie. Se la Sardegna è stata la culla di un'estetica e di un’espressività fatte di silenzi e spazi larghi, in "Bluesman" Iside dimostra di saper abitare anche l'asfissia delle metropoli, traslando quel senso di isolamento ancestrale all’interno delle dinamiche frenetiche dei nuovi centri creativi. Non si tratta solo di un cambio di ambientazione, ma di un'evoluzione della prospettiva: l'artista smette di essere lo specchio della propria generazione per diventarne la lente d'ingrandimento, capace di mettere a fuoco gli angoli nascosti dietro la ricerca ossessiva di una validazione esterna.

La collaborazione con Kidd Reo prosegue un sodalizio fondamentale per definire questo nuovo "pop da camera", dove le influenze globali si piegano a un'esigenza narrativa molto intima, suggestiva e quasi teatrale. La scelta di non cercare il climax facile, preferendo il suono etereo delle note jazz e i ritmi spezzati dell'Afrobeat, sottolinea la volontà di Iside di non assecondare le regole del consumo rapido. La sua è una produzione musicale che chiede attenzione, che impone un tempo di ascolto diverso, trasformando ogni release in un piccolo rifugio dalla dittatura dell'istante.

Con questo singolo, Iside riconferma un’identità già solida nonostante la giovane età, che non si impone per occupare un posto nel mercato discografico, ma rivendica una statura autoriale che la posiziona come una delle voci più raffinate e meno comprimibili del panorama attuale.

"Bluesman" è un brano per chi ha deciso di non recitare più una parte, per chi predilige la verità di un angolo buio alla finzione di un palcoscenico ben illuminato. È la chiusura di un cerchio tra l’immagine pubblica e l’urgenza interiore e l'inizio di un nuovo capitolo per un’artista che ha imparato a fare del silenzio il suo suono più potente.

Per quel che riguarda Iside, all’anagrafe Iside Zucconi, è una cantautrice italiana classe 2003. Originaria di Olbia, dopo i primi passi nel circuito regionale approda alla firma del suo primo contratto discografico con Daylite Records. Il suo stile fonde pop, R&B e contaminazioni urban, dando voce ai sogni, alle speranze e alle contraddizioni della sua generazione. Cura in prima persona ogni aspetto dei suoi progetti, dall’identità visiva alla scrittura dei testi, costruendo un percorso artistico personale e coerente.