Con il loro synth-pop energico e inquieto, i Pagoda Universe costruiscono un brano che si muove tra entusiasmo e paura, ironia e disincanto, restituendo in forma sonora una delle grandi tensioni del presente. “HAL” diventa così una figura simbolica, una voce sospesa tra salvezza e controllo, tra fascinazione tecnologica e perdita di dominio umano. «HAL è la personificazione dell’entusiasmo e dei timori di chi utilizza le intelligenze artificiali. Per noi è come quel personaggio che fino a metà film non sai se salverà il mondo o lo distruggerà», racconta la band.
Ad accompagnare l’uscita, il videoclip ufficiale diretto da Nicholas Baldini, già regista di importanti produzioni per artisti del calibro di Alfa e Shade. Il video adotta una tecnica ibrida che combina riprese reali, elaborazioni in CGI e intelligenza artificiale, offrendo una rappresentazione visiva del multiverso creativo e immaginifico della band siciliana. Nel videoclip i Pagoda Universe si muovono all’interno di un universo generato dalle suggestioni che li influenzano ogni giorno, trasformando il brano in un viaggio visivo tra realtà, simulazione e immaginario digitale.
I Pagoda Universe nascono nel 2016. Il loro synth-pop unisce energia e introspezione, trasformando la ballabilità in un terreno fertile per uno sguardo disincantato sul presente, tra ironia, inquietudine e sentimenti sospesi sul filo del burnout. Il loro primo singolo, “Tutto Molto Bello”, è uscito nel 2024, seguito nel 2025 da “Diversamente Teen” e “Ok Cringe Meme”. Nello stesso anno la band partecipa a X Factor della scorsa stagione, superando Audition e Bootcamp fino ad approdare ai Last Call sotto la guida di Francesco Gabbani. A maggio 2026 esce il loro quarto singolo, “HAL”, sotto l’etichetta Mendaki Publishing.
HAL” arriva per la prima volta sotto l’etichetta Mendaki Publishing: cosa rappresenta questo nuovo capitolo per i Pagoda Universe?
È un piccolo traguardo. Un piccolo traguardo ma anche un punto di partenza: sapere che qualcuno (anche geograficamente così distante) abbia apprezzato i nostri lavori, ci abbia concesso fiducia e abbia deciso di investire su di noi ci riempie di orgoglio e di responsabilità. Siamo determinatissimi.
Il brano racconta un futuro molto vicino al presente: pensate che la tecnologia stia cambiando anche il nostro modo di vivere le emozioni?
Onestamente si. Le emozioni sono di per sé qualcosa di naturale, spontaneo, se vogliamo, incontrollabile. E provare a decifrarle tramite un algoritmo diventa deleterio. Forse però la tecnologia sta cambiando il coraggio e la libertà stessa con cui ci approcciamo alle emozioni.
Nei vostri testi c’è sempre un linguaggio molto contemporaneo, legato ai meme, al web e alla cultura digitale: quanto vi interessa raccontare la vostra generazione?
La nostra è una “generazione di mezzo” che in brevissimo tempo s’è trovata catapultata in un mondo che onestamente un pò tutti abbiamo faticato a capire. Abbiamo imparato a vivere in mezzo ai meme, ai post, ai like, ma nessuno di noi dimentica il suono di un modem a 56K. Viviamo in mezzo alla velocità ma ci ricordiamo il piacere di saper aspettare.
Il videoclip sembra muoversi continuamente tra realtà e simulazione: volevate creare un’esperienza immersiva più che una semplice narrazione lineare?
Quella del videoclip (diretto da Nicholas Baldini, fenomenale) è stata un’esperienza divertentissima. Si il concetto era proprio quello di cercare un’esperienza immersa, un leitmotiv che però si muovesse su più piani. Tanti universi legati tutti dallo stesso fil Rouge. E poi è anche una sfida verso i fan: riuscite a cogliere tutte le citazioni?
Come nasce in studio una canzone dei Pagoda Universe: partite più dall’immaginario sonoro o dal concept narrativo?
Si parte da un’idea, un concetto, magari una chiacchiera in auto mentre ci spostiamo tra un live e l’altro. Poi dal punto di vista musicale quasi automaticamente ci dirigiamo verso quelle sonorità. C’è un grande lavoro di collaborazione.
Guardando al vostro percorso, sentite che oggi il progetto abbia trovato un’identità più definita rispetto agli inizi?
Sicuramente oggi siamo più definiti. Musicalmente e umanamente. L’esperienza Xfactor ci ha fatto crescere tantissimo, come persone ancor più che dal punto di vista artistico, ci ha dato consapevolezza e ci ha aiutato in qualche modo ad indirizzarci. Sappiamo quello che vogliamo, sappiamo come lo vogliamo ottenere. E poi l’identità è sempre un fattore relativo preferiamo essere come Pirandello: uno, nessuno e centomila.


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