sabato 8 aprile 2017

"Chromos": intervista a Domenico Cartago a cura di Antonella Chionna

a cura di ANTONELLA CHIONNA. "Chromos" (pubblicato da Auand records) è il secondo lavoro discografico di Domenico Cartago, giovane pianista e compositore. Ne parliamo con lui.

D. Domenico, qual è il tuo background musicale?

R. Sin dall’infanzia ho ascoltato molta musica grazie a mio padre che suonava la batteria. I primi gruppi che ho ascoltato sono: Led Zeppelin, Deep Purple, Earth, Wind & Fire, Pink Floyd, (ed ero un fan sfegatato dei) Queen. Poi, intorno agli undici anni, ho iniziato ad ascoltare Oscar Peterson e Bill Evans e di lì è nato l’amore per il jazz, genere che non ho mai smesso di ascoltare. Ricordo con piacere, anche l’ascolto di gruppi come Nirvana, Radiohead, Massive Attack, Marilyn Manson e tanti altri.

D. Ti consideri principalmente un pianista o un compositore?

R. Sono due materie strettamente collegate tra loro perché essendo un pianista, è più facile comporre. Entrambe, sono cose per le quali non si finisce mai di imparare e che sento di dover approfondire.

D. "Chromos" è il tuo secondo album in studio, qual è il filo concettuale che caratterizza l’intero lavoro?

R. Quando ho iniziato a lavorare al nuovo disco, ho pensato di produrre musiche che potessero essere una sorta di colonna sonora in grado di mostrare i colori e le sfumature della vita stessa. Tutti i brani, chiudono il cerchio di un particolare periodo della mia vita. Si tratta di un lavoro avviato, e già pronto, prima dell’uscita del mio disco d’esordio e influenzato da ascolti lontani dal jazz. Avevo frammenti di melodie e idee ritmiche che mi frullavano in testa, le ho sviluppate cercando di ottenere brani coerenti tra loro, in cui ho dato rilevanza all’elemento armonico e melodico. Due brani hanno il nome di un colore indefinito come l’indaco e l’ocra. “Gamma” è un richiamo alla tavolozza dei colori, “Anatema”, “Psyche”, “Onion” e “Krene” sono titoli che riguardano la sfera personale. “Elisheba” descrive la personalità (dolce) di una persona, per me molto importante, e infine, ispirato dalla musica dei Radiohead, Chromos: è il brano che dà il titolo al disco.

D. Rispetto al tuo precedente "Skylark" (Auand records) hai distolto l’attenzione dagli standard. Quanto è importante per te, la tradizione?

R. Chromos è stato inciso, appunto, nel giugno 2015, anche se le composizioni erano già pronte per andare in studio, prima di incidere a settembre 2014, Skylark. Tutto questo per dirti che Skylark è stato il primo disco a uscire, proprio perché penso che la tradizione sia molto importante, per non dire una regola. Fondamentale però, è svolgere contemporaneamente un lavoro di ricerca sullo sviluppo della propria voce. Questa, credo sia la cosa più difficile da praticare e la strada è ancora lunga.

D. In "Chromos", sei accompagnato da un trio d’eccezione; come hai conosciuto i musicisti che hanno preso parte al progetto e perché hai deciso di collaborare con loro?

R. Elisabetta è una musicista che stimo molto, professionalmente. Conosco il suo modo di scrivere e pensare la musica, perché collaboro da anni al suo progetto “Orelle” e presto, sono sicuro farà parlare di sé. Pippo lo conoscevo da tempo, avendo fatto delle cose insieme, mentre Giorgio lo conoscevo solo musicalmente. La scelta non è stata casuale poiché tutti, avevano un modo di suonare a me affine e funzionale alla musica che avevo composto.

D. Un album composto da sette brani di tua composizione (più due bonus track solo in digital version) e il testo (e la voce) di Elisabetta Pasquale che emerge in “Gamma”. Quanto è importante per te, l’immaginario vocale femminile, legato al concetto di “colore”?

R. Anche se in Chromos risulta poco evidente, l’utilizzo della voce come colore è una pratica che utilizzo in altri contesti e progetti musicali. Nello specifico, in “Gamma” volevo che la voce oltre ad essere un colore da aggiungere alla tavolozza che avevo a disposizione, esprimesse anche un concetto. In questo, fondamentale è stato l’apporto di Elisabetta, alla quale ho chiesto di scrivere un brevissimo testo. E’ stata grandiosa, perché in queste poche righe è riuscita a riassumere le intenzioni dell’intero lavoro.

D. Mi sembra che tu abbia particolare attenzione per la composizione, intesa come sviluppo armonico e melodico. Ti senti più legato alla melodia rispetto all’improvvisazione?

R. Bella domanda! Una cosa che pratico molto e che mi piace fare, è quella di provare a rendere interessanti melodie semplici, attraverso l’armonia. Poi, nell’improvvisazione nessuno vieta di svincolarmi dal tutto, creando una sorta di contrasto in cui tutto si crea e si distrugge. Un esempio lo troviamo proprio in “Gamma” dove l’improvvisazione si discosta totalmente dall’armonia della prima parte del brano.

D. Quanto è difficile essere giovani e suonare jazz, oggi?

R. Dipende dai punti di vista. Non molto difficile se si pensa alle possibilità e alle quantità d’informazione che l’avvento di internet ha concesso alle nuove generazioni. Molto difficile, se si pensa alla possibilità di emergere perché gli spazi sono sempre più ristretti.

D. Sei mai stato tentato di conformarti alla tendenza del momento?

R. In passato credevo di essere un anticonformista convinto. Nella realtà in cui viviamo oggi però, ho capito che non puoi permetterti di esserlo completamente. Se invece, parliamo a livello musicale e compositivo, ritengo sia più utile utilizzare la musica e le informazioni del momento, semplicemente perché si vive in un determinato, contesto storico. Allo stesso tempo si deve assolutamente raccontare la propria storia, senza rinnegare il passato. Che cosa avrebbe fatto Miles, se fosse ancora in vita?

D. Quali sono i tuoi progetti futuri?

R. Sto lavorando a un disco in quartetto, uno in piano solo e uno di elettronica. Non so quale di questi uscirà per primo.

D. Di che colore è il tuo sogno nel cassetto?

R. Del mio colore preferito, il verde.

0 commenti:

Posta un commento

Twitter Delicious Facebook Digg Stumbleupon Preferiti Altri

 
Design by Gdp | Auto Notizie è un supplemento editoriale del Giornale di Puglia. Tutti i diritti sono riservati. BARI 2016 |