"Something On, something New, something (to) Be-coming soon": intervista a Wen Hui Tsai

di ANTONELLA CHIONNA. Domenica 28 maggio 2017 la Sede dell’Associazione Culturale Jazz “Bud Powell” di Maglie (LE), ospiterà la mastercla...

giovedì 25 maggio 2017

"Something On, something New, something (to) Be-coming soon": intervista a Wen Hui Tsai

di ANTONELLA CHIONNA. Domenica 28 maggio 2017 la Sede dell’Associazione Culturale Jazz “Bud Powell” di Maglie (LE), ospiterà la masterclass e il concerto della cantante taiwanese Wen Hui Tsai. Durante gli anni di studio in Belgio, la cantante studia al “Royal Conservatory” di Bruxelles, dove si laurea nel 2015; nello stesso anno inizia a studiare composizione nel medesimo conservatorio con Diederik Wissels. Wen è, inoltre, co-leader dello “Yuan Quintet” con il bassista belga Martijin Vanbuel e fonda la band “vestige sextet”; nel 2016 partecipa al “Voicingers”, competizione internazionale di canto jazz, aggiudicandosi la finale. Abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei.

D. Wen, quando è nata la tua passione per il canto? E perché hai scelto di perseguire una carriera come cantante di jazz?

R. Da bambina ero solita cantare spesso con la radio accesa, mi piaceva imitare le voci delle grandi star della musica. Mai, però, avrei pensato di poter cantare fino a quando il direttore del coro della chiesa che frequentavo mi chiese di eseguire delle melodie, incoraggiandomi, poiché avevo una bella voce. Nel corso degli anni, non ho mai smesso di pormi domande sulla mia voce, cosa che mi rende grata del fatto che io possa cantare. Non credo di aver scelto di diventare una cantante; cantare è una delle cose che mi riesce meglio, credo che la musica mi abbia scelto per servirla.

D. Cosa ti porta in Italia?

R. Gabriele (di Franco; n.d.t.) – ride. Sono stata in Italia sette o otto anni fa. Ho apprezzato molto il cibo, le persone, i luoghi e, la cosa più importante, il fatto che ogni angolo in cui mettessi piede rievocasse un vissuto. Ho sempre voluto ritornarci e, finalmente, dopo un po’ di tempo ho realizzato il mio proposito al meglio, per condividere la mia musica. Non avrei potuto chiedere di più!

D. Hai frequentato il Dipartimento di Musica Classica della “National Taiwan University of Arts”, studiando canto lirico. Nel 2006 hai conseguito, con lode, il rispettivo diploma. Nel 2009 ti sei trasferita in Belgio, studiando al “Royal Conservatory of Brussels” con David Linx. Perché questa scelta?

R. Credo di essere una specie di ribelle. Quando cantavo lirico, ho sempre mantenuto una visione personale, relativa al modo di voler cantare le canzoni. Ero consapevole del fatto che la volontà del compositore andasse rispettata (lo penso ancora, spesso), ma mi sarebbe piaciuto avere maggiore libertà. Ricordo il primo concerto di jazz cui ho assistito, mi sono detta: “Questa è la musica che mi piacerebbe fare”. Ma, dal momento che all’epoca cantavo lirico, non avrei saputo come approcciare il jazz, visto che le persone non mi consideravano su quel versante; fu davvero disorientante finché non vidi un concerto di David. Venivano mostrate differenti possibilità inerenti alla vocalità jazz, non esclusivamente legate all’idioma jazzistico. Lì, ho capito che sarebbe stato l’insegnante ideale per me.

D. Secondo te, qual è il significato della parola “jazz”?

R. E’ molto difficile da definire. Molti credono che “jazz” sia l’equivalente di “swing”. Credo, invece, che lo swing equivalga il jazz ma che quest’ultimo non equivalga, necessariamente, lo swing. Potrei dire che è un genere “ritmico” di musica che include l’improvvisazione, il che sarebbe parzialmente veritiero. Ritengo che una definizione generica non sia in grado di descrivere cosa sia il jazz. Ci rinuncio, poiché non m’interessa che tipologia di musica andrò a suonare; fino a quando avrò qualcosa da dire sarò felice di suonare tutto!

D. Durante il periodo di permanenza in Belgio hai sviluppato un peculiare stile di canto, prendendo parte a numerosi progetti ed esibendoti a Taiwan, in Giappone, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Polonia. Parlaci delle tue collaborazioni, dei tuoi progetti, della tua saggezza …

R. Per adesso ho tre progetti in Belgio. Un quintetto promettente che include due strumenti armonici, chitarra e pianoforte. Un sestetto che non comprende strumenti armonici, ma nel quale sono in grado di creare le armonie grazie all’ausilio di alcuni fiati. Sto, inoltre, lavorando al mio terzo progetto musicale, con un pianista e un saxofonista. Tutti e tre i progetti differiscono per strumentazione e stile musicale, pur mantenendo in comune l’originalità delle composizioni che si affrontano. Principalmente suoniamo composizioni o arrangiamenti di alcune canzoni con le quali sono cresciuta. Continuo anche a suonare in sessioni o concerti con altri musicisti che mi piacciono, come Gabriele (di Franco; n.d.t.). Ritengo di essere stata fortunata nell’aver conosciuto gli straordinari musicisti con i quali ho, tuttora, l’opportunità di dialogare.

D. Terrai una masterclass e un concerto presso l’Associazione Culturale Jazz “Bud Powell” di Maglie (LE). Di cosa si tratta?

R. Ho iniziato a studiare (seriamente) jazz a ventisei anni, quando mi sono trasferita in Belgio. L’aver iniziato tardi nello studio, mi ha portato a impegnarmi molto per equiparare il livello degli altri, nel senso che ho dovuto confrontarmi con molti musicisti che avevano iniziato a suonare da (molto) piccoli. Durante il mio percorso di studi ho, dunque, affrontato molte difficoltà che alla fine mi hanno insegnato molto. Sarò quindi felice di condividere la mia esperienza con chi lo vorrà. Ci saranno alcuni esercizi di tecnica vocale per i cantanti che parteciperanno; anche se, per me, la tecnica non è così importante in musica. Mi piacerebbe, principalmente, ascoltare i cantanti e capire come poterli aiutare. La cosa che mi piacerebbe approfondire sarebbe quella di spronarli a fare musica senza preoccupazioni o insicurezze emotive.

D. Il nome di alcuni giovani cantanti che stimi...

R. Theo Bleckmann, Becca Stevens, David Linx, Maria Joao, Sissel Vera Patterson, Sidsel Endreson, Leila Martial, Veronika Harsca … etc.

D. Con quale artista, con cui non hai mai lavorato, ti piacerebbe collaborare?

R. Ambrose Akinmusire.

D. Cosa o chi ispira le tue composizioni? E le tue liriche?

R. Ci sono molti musicisti che ispirano le mie composizioni. Musicisti “classici” come Claude Debussy e Arvo Pärt. Quando ho iniziato a comporre, mi lasciavo ispirare da musicisti come Fred Hersch, Pat Metheny, Egberto Gismonti … dopo, gradualmente, ho cominciato ad avvicinarmi a compositori più “minimalisti”. Sono molti, è impossibile nominarli tutti. Buona parte di coloro che ispirano il mio lavoro sono i musicisti con i quali suono! Per quanto riguarda le mie liriche, ho cominciato a leggere molta letteratura giapponese intorno ai diciotto anni, le mie maggiori influenze sono Haruki Murakami, Yoshimoto Banana e altri scrittori taiwanesi. In questo periodo, sto leggendo una poetessa buddista con un nome improbabile da tradurre. – ride. 

D. Se potessi scegliere un’altra forma d’arte per esprimere te stessa, quale sarebbe?

R. Oh! Al momento non riuscirei a fare nient’altro se non musica! Mi piace molto la letteratura ma credo di non avere alternative rispetto al fare, principalmente, musica.

D. Hai mai pensato a una tua produzione, al riguardo?

R. Mi piacerebbe combinare, con la musica, differenti forme d’arte; a dirla tutta, ho ricevuto una proposta di collaborazione da parte di un regista teatrale, il quale mi ha chiesto di scrivere le musiche per una sua rappresentazione; ci stiamo lavorando. Stiamo anche cercando di capire come far funzionare il tutto.

D. Credi che ci sia una relazione tra musica e poesia?

R. Credo che le parole abbiano un loro ritmo e una loro melodia. Le lingue “occidentali” contengono più ritmo, mentre le lingue cinesi sono maggiormente melodiche. Una mia composizione, ad esempio, trae ispirazione da un poema di Emily Dickinson. Fa, più o meno, così: “the heart asks pleasure first, and then, excuse from pain, and then … and then …”( The Heart asks Pleasure – poem number 536 in Emily Dickinson’s Complete Poems.) N.d.T. Immediatamente, ho realizzato una melodia che procedeva per quinte giuste su un andamento ritmico definito. Direi che sì, esiste una relazione tra musica e poesia. Anche se ritmo e melodia funzionerebbero, perfettamente, anche da soli.

D. Progetti futuri?

R. Continuerò a lavorare sui tre progetti musicali di cui parlavo prima perché mi piacciono molto, senza contare che il sestetto e il trio sono abbastanza recenti: credo che questa sarà la prerogativa durante la mia permanenza in Europa. Quando sarò a Taiwan, mi piacerebbe lavorare con diverse forme d’arte. Proverò a combinare le mie performance in solo coinvolgendo musicisti, scrittori e danzatori per future collaborazioni.

L'appuntamento è per domenica 28 maggio 2017 presso la Sede in Piazzetta Stazione n°5, Maglie (LE). La masterclass si svolgerà dalle ore 16:00 alle ore 19:00. Il concerto avrà inizio alle ore 21:00.
Per informazioni contattare: 3888021780 - 3283582034 - info@magliejazz.it - www.magliejazz.it

Il Canzoniere: "Bella senz'anima" di Riccardo Cocciante

Parliamo oggi del brano "Bella senz'anima" e cantato da Riccardo Cocciante. SI tratta di uno dei brani più noti di  Riccardo Cocciante ed è stato anche il primo grande successo del cantautore. La canzone, del 1974, è contenuta nel disco "Anima" arrangiato da Ennio Morricone e Franco Pisano. Scritta da Luberti e Cassella in collaborazione con lo stesso Cocciante, la canzone, rimarca quello stile che sarà marchio di fabbrica dell'artista vietnamita e che gli permetterà di scalare classifiche e di ottenere soddisfazioni professionali in tutto il mondo. Il testo parla della presa di coscienza di uomo che riesce a dedurre senza mezze misure la vera natura della sua compagna e glielo comunica in un rabbioso e sentito monologo. Il protagonista, quindi, si accorge della pochezza morale di quella donna con la quale ha condiviso una parentesi della vita anonima, senza alcun tipo di emozione o di sentimento ma, solo un rapporto interessato e mantenuto per convenienza. Ammaliante ed affascinante, la bella della canzone, ha adescato il protagonista con la sua bellezza e lo ha amato con una finta ed illusoria passione che celava i reali sentimenti a quali la donna non si era mai, in realtà, davvero concessa. Il protagonista, quindi, si dice pronto a chiudere la relazione ed a lasciare il proprio posto alla prossima vittima che la donna saprà far cadere nella propria lussuriosa trappola. 

BELLA SENZ'ANIMA (Riccardo Cocciante)

E adesso siediti 
su quella seggiola, 
stavolta ascoltami 
senza interrompere, 
è tanto tempo che 
volevo dirtelo. 
Vivere insieme a te 
è stato inutile, 
tutto senza allegria, 
senza una lacrima, 
niente da aggiungere 
ne da dividere, 
nella tua trappola 
ci son caduto anch'io, 
avanti il prossimo, 
gli lascio il posto mio. 

Povero diavolo, 
che pena mi fa 
e quando a letto lui 
ti chiederà di più 
glielo concederai 
perché tu fai così, 
come sai fingere 
se ti fa comodo. 

E adesso so chi sei 
e non ci soffro più, 
e se verrai di là 
te lo dimostrerò, 
e questa volta tu 
te lo ricorderai. 

E adesso spogliati 
come sai fare tu 
ma non illuderti 
io non ci casco più 
tu mi rimpiangerai 
bella senz'anima. 
Na na na na ra na .. 
na na na na ra na ... 
ah ah ah ah ah ah...

Raphael Gualazzi: da venerdì 26 maggio 2017 in radio il nuovo brano "La fine del mondo"

Raphael Gualazzi torna sulla scena musicale italiana e lo farà in radio da venerdì 26 maggio 2017 con "La Fine del Mondo" (Sugar), brano che farà parte della nuova edizione internazionale dell'album "Love Life Peace" - già disco d'oro in Italia - prevista in autunno.
Dopo il successo dello scorso anno de "L'estate di John Wayne", per "La Fine del Mondo" Raphael è il capitano della stessa squadra artistica: Alessandro Raina e Matteo Buzzanca che è anche produttore della canzone.
Per quel che riguarda "La Fine del Mondo", sempre da venerdì 26 maggio 2017 si vedrà un videoclip dal sapore estivo, dove protagonista è il mare e il richiamo ipnotizzante della musica. In un'atmosfera felliniana, le note riescono ad unire tutti, personaggi senza tempo, senza età e senza razza.

mercoledì 24 maggio 2017

Il Canzoniere: "Generale" di Francesco De Gregori

Parliamo oggi del brano dal titolo "Generale" e cantato da Francesco De Gregori. Si tratta di un singolo pubblicato ad aprile del 1978 dalla RCA Italiana.
È una delle canzoni più note di De Gregori. Si tratta di una ballata introdotta da un riff di pianoforte di Alberto Visentin; il testo si riferisce al periodo del servizio militare prestato dal cantautore presso il Battaglione alpini "Tirano" di Malles Venosta. La collina è il Col di Tarces, la notte "crucca e assassina" cioè di lingua tedesca e intrisa del sangue versato dai terroristi indipendentisti altoatesini. Il treno "dietro la stazione" era ben visibile dai bagni della caserma Wackernell che sorgeva proprio in via della Stazione. La canzone nasce in seguito alla visita in caserma di un generale degli alpini e suscita i sentimenti pacifisti e nostalgici di chi si trova lontano da casa per fare il servizio militare e anela al ritorno e alla vita normale.

GENERALE (Francesco De Gregori)

Generale
dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina
e in mezzo al prato c'è una contadina
curva sul tramonto sembra una bambina
di cinquant'anni e di cinque figli
venuti al mondo come conigli
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale
dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole
non fa più fermate neanche per pisciare
si va dritti a casa senza più pensare
che la guerra è bella anche se fa male
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l'amore, l'amore dalle infermiere.

Generale
la guerra è finita
il nemico è scappato, è vinto, è battuto
dietro la collina non c'è più nessuno
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare
da farci il sugo quando viene Natale
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale
queste cinque stelle
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno
dentro al rumore di questo treno
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno
tra due minuti è quasi giorno
è quasi casa
è quasi amore.

Silvia Mezzanotte: esce il nuovo singolo "Lasciami andare"

Un grande ritorno sulla scena musicale italiana: Silvia Mezzanotte esce con un nuovo singolo dal titolo "Lasciarmi andare", con il videoclip diretto dal regista Beppe Gallo, disponibile sul sito YouTube della cantante. Una canzone autobiografica che rivela i tratti di una donna consapevole dei propri limiti e potenzialità.
"Due anni fa" ha dichiarato Silvia Mezzanotte "la mia esistenza ha subito una svolta radicale: metaforicamente, posso dire di essere stata vittima di uno tsunami, e di essermi risvegliata sotto un cumulo di macerie. Lì, al buio e al freddo sono rimasta per qualche mese. Quando mi sono rialzata, mi sono guardata indietro per l'ultima volta, e ho deciso di mollare tutto e portare con me solo il peso leggero dei ricordi, e lasciarmi andare al richiamo della vita".

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