Maiogabri, tra pop e cantautorato nel nuovo singolo ''Palermo'': INTERVISTA


“Palermo”, il nuovo singolo di Maiogabri, disponibile su tutte le piattaforme digitali. Il videoclip ufficiale del brano sarà pubblicato il 1° aprile. Tra il legno di un pianoforte a coda e il respiro degli archi, il brano è una ballad all’italiana sospesa tra pop e cantautorato, che si muove come una cartolina emotiva.

Scritto di getto durante una passeggiata tra i vicoli del centro, “Palermo” si sviluppa come un viaggio interamente suonato, in cui chitarre sognanti e archi accompagnano il paradosso di chi deve allontanarsi per ritrovarsi. Sullo sfondo, resta una consapevolezza più amara: anche quando la riconciliazione avviene, immaginare un futuro nella propria terra può risultare impossibile. «Sul finire dell’estate 2024, mentre attraversavo in bici i vicoli del centro, una frase mi si è accesa in testa: “La mia casa è solamente un posto in cui dormire la notte”. Non una frase poetica, - dice l’artista - piuttosto la mia realtà: io vivo il centro, vivo per strada, e la strada a Palermo è l’unico posto dove mi sento davvero a casa. Ho accostato la bicicletta, mi sono seduto su una panchina e in pochi minuti Palermo ha iniziato a brillare da sé. Questo brano rappresenta per me un passaggio importante: la rabbia e l’ironia dei lavori precedenti lasciano spazio a una dolcezza malinconica, a un sentimento nudo che i vicoli della città vestono e amplificano. In studio ho voluto proteggere quell’emozione, anche a scapito della forma perfetta. Con “Palermo” il mio racconto si fa più terreno, più audace, più vero.»

Il videoclip, diretto da Costante La Bruna sarà presentato il 1° aprile alle 21.30 alla Sala Perriera ai Cantieri Culturali. Il videoclip è ambientato in alcuni dei luoghi più iconici della città — dai vicoli del centro storico ai Quattro Canti, fino al Foro Italico e a Mondello — e traduce in immagini il conflitto emotivo al centro del brano. Il protagonista, in procinto di partire in treno, si ritrova a “svegliarsi” nel cuore di Palermo: la preparazione della valigia diventa così un gesto simbolico, in cui ogni oggetto richiama un ricordo che prende forma tra strade e paesaggi. Giunto in stazione, l’incontro con una chitarra abbandonata lo conduce a fermarsi e suonare, dando vita a un ultimo concerto con la città in movimento sullo sfondo. Il finale resta sospeso: il treno parte, ma la valigia rimane a terra, lasciando aperto il dubbio tra partire e restare. Styling a cura di Lidia Cirafisi, outfit forniti da Modwear.

La produzione esecutiva del brano è di Rock10elode e Limoni Sonori. “Palermo” è arrangiato da Maiogabri (Gabriele Majorana) e registrato e Mixato da Fabio Rizzo presso Indigo Studios, ed è stato suonato da Gabriele Majorana (voce, chitarre acustiche, pianoforte), Andrea Conti (basso), Francesco Tramuto (batteria), Gioele Aspresso (chitarre elettriche), Gabriele Guercio (violino), Pietro Tomasino (viola) e Ferdinando Preianò(violoncello). Il brano e il videoclip sono stati realizzati nell’ambito del progetto “Rock10elode – Green Music Contest”, che ha visto Maiogabri distinguersi vincendo il premio come miglior testo.

Maiogabri, progetto artistico di Gabriele Majorana, si muove lungo una traiettoria che intreccia cantautorato contemporaneo e sensibilità urbana, costruendo un linguaggio diretto e personale. Dopo i lavori precedenti caratterizzati da una scrittura più ruvida e ironica, con “Palermo” inaugura una fase più intima e malinconica, in cui l’urgenza espressiva si traduce in una narrazione più essenziale e profondamente legata ai luoghi e alle esperienze vissute.

In poche parole, come descriveresti “Palermo”?

“Palermo” è la cartolina dolce e malinconica di una città che impari davvero ad amare dopo tanti anni, solamente nel momento in cui devi lasciarla: la descriverei come una passeggiata di tre minuti dentro l’amore e il dolore di avere un posto che, anche quando ti ferisce, continuerai a chiamare casa.

Com’è nata l’idea del videoclip e che rapporto ha con il significato del brano?

L’idea del videoclip è nata camminando per i vicoli del centro storico di Palermo con il regista, Costante La Bruna. Parlando della città e di quello che rappresenta per entrambi, dopo varie ipotesi abbiamo capito che la scelta più giusta fosse anche la più semplice: seguire il testo del brano, trasformando le immagini della musica in qualcosa di concreto - e fidatevi, è stata una grande sfida che sono felice abbiamo intrapreso, con quel pizzico di follia necessaria. Da questa è nato da sé un racconto sospeso tra realtà e ricordi, che accompagna il senso della canzone e anticipa il dolore di una partenza.

Quanto c’è della tua storia personale dentro questa canzone?

Dentro questa canzone c’è tantissimo di me, forse tutto. 

Sono nato e cresciuto nella periferia di Palermo e, per tanti anni, non ho mai avuto un rapporto profondo con la mia città, se non un rapporto in generale. In fondo, sono cresciuto influenzato da un immaginario molto diffuso qui al Sud: quello per cui il futuro è sempre altrove - frasi come “qui non c’è niente” o “qui non c’è lavoro” sono il pane quotidiano, finiscono per appartenerti e trasformati, così che ti ritrovi a sognare di andare via, a guardare la tua città con disprezzo. Soltanto crescendo ho iniziato a distaccarmi da queste credenze e a vedere Palermo con occhi diversi: ho imparato a viverla davvero e ad amarne non solo la bellezza, ma anche le contraddizioni. Oggi, anche se non so dove mi porterà la vita, so che Palermo resterà sempre una casa a cui poter tornare.

Cosa distingue “Palermo” dai tuoi lavori?

“Palermo” si distingue dai miei brani precedenti prima di tutto per la sua tematica: non avevo mai scritto una canzone dedicata alla mia città e, sinceramente, non avrei mai immaginato di farlo. È nata quasi di getto, in un momento di ispirazione molto forte, e mi ha portato a guardare in modo nuovo sia Palermo che me stesso. Ma rispetto ai lavori già pubblicati di maiogabri cambia anche il modo in cui è costruita. Pur restando nel mio mondo pop, sento che qui emerge una scrittura più libera, più carnale e più cantautorale, sia nel testo che nella forma del brano, che si lascia guidare più dall’emozione che da una struttura rigida. Sicuramente caratteristiche che porterò avanti nei miei prossimi lavori.

Cosa speri arrivi a chi ascolterà il brano per la prima volta?

A chi ascolterà il brano per la prima volta spero arrivi un’emozione forte, una malinconia dolce che però lasci spazio anche alla speranza. Mi piacerebbe che chi ascolta riuscisse a trovare dentro questa canzone qualcosa di proprio, perché anche se parla di Palermo in realtà parla soprattutto di vita, di appartenenza, di casa. E spero che, per tre minuti, ognuno possa trovare la propria dentro il brano.


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