mercoledì 20 febbraio 2013

Malatja: in arrivo il nuovo e attesissimo album della punk rock band tra le più longeve della scena indie campana

SALERNO. Il trio salernitano, che dopo ben 19 anni vede ancora Paolo Sessa alla voce e chitarra, Camillo Mascolo alla batteria e, da una anno, Daniela De Martino al basso, da alla luce Stracciacore (Diavoletto/Good Fellas): l’album degli outsiders, ma non di quelli che vivono fuori dal mondo o degli incompresi, ma di quelli che lottano quotidianamente con la difficoltà di voler vivere da artisti in una realtà pregna di persone orientate, troppo spesso, solo all’utile e alle apparenze. Insomma, a tutto quello che esula dalla vita reale. Decadenza culturale e perdita dei veri e genuini valori della società sono il comune denominatore di questo disco. Elementi che, a detta del trio punk, hanno lasciato il posto alle false apparenze, all’omologazione, dunque, alla scomparsa dell’arte. Ma noi non staremo a guardare la sua rovina. Vogliamo risvegliare le coscienze col suono ruvido e d’impatto. “E’ l’album delle professionalità” - ha aggiunto la band. Mentre nei precedenti lavori discografici la dimensione del made in home era stata ricalcata quasi in ogni aspetto, Stracciacore consegna, nelle mani di ogni addetto ai lavori, la libertà di espressione e, più di ogni altra cosa, la professionalità che gli compete: a Johnny Paglioli la produzione esecutiva, a Matteo Linguiti, talentuoso fotografo salernitano, le foto di copertina e a Roberto Policastro, la grafica. La Hobos Factory e Luigi Marmo hanno curato i due videoclip usciti nell’arco di un anno. Il disco, registrato al Different Lab di Fabio Musta, missato e masterizzato al Key Lab di Giuseppe Fontanella (24 Grana) si avvale di numerose collaborazioni. In ‘O sens’ d’o pudore e Rock’& Roll star ‘a casa ‘e mammà si avvalgono della collaborazione di Daniele Mazzotta al pianoforte e ai sintetizzatori. In Spin’ ‘e pesce l’intro e gli effetti sono dei LOW-FI e in Sott’ ‘o balcone Giuseppe Fontanella, chitarrista dei 24 Grana, ha arrangiato e suonato le chitarre e le slide guitars. In Dint’ ‘e mane un grande P.P.Pasolini recita il suo discorso sul genocidio culturale, quanto mai attualissimo anche se risalente al 1975. Link al video ‘O Sens Do’ Pudore : http://www.youtube.com/watch?v=5rBFps5JlJU Era il 1993 e a Seattle esplodeva il grunge ma nell’ entroterra campano, tra i carciofi arrostiti, nulla sembrava cambiare. In effetti è il 1993 quando dalla collaborazione artistica di Paolo Sessa e Camillo Mascolo nascono i Malatja. Nulla di più immediato. Nel 1994 il gruppo incide il primo demo live dal titolo “Il Sud non morirà”, registrato presso il centro sociale autogestito Macello ad Angri. L’impronta punk e il contenuto ironico e sferzante dei testi sono i due motivi portanti di tutta la carriera artistica della band campana. Inventori del “Punkardone” (punk sì, ma pure cafone) i Malatja accontentarono presto coloro che vivevano di classificazioni e di generi musicali, mescolando insieme tutta la decadenza e l’ironia accumulata nella provincia , esprimendosi in un dialetto napoletano ricco di contaminazioni italiche e non. Appena quattro anni dopo e la band registra il secondo demo-tape mai edito: Psycopummarola. Il 2000 è l’anno della svolta. In tempi non sospetti l’immondizia e i maleodoranti angoli di Angri, (la cittadina salernitana da cui provengono) divengono il leitmotiv che anima la prima registrazione ufficiale. Segue la registrazione di Munnezz, titolo di un album che la dice lunga sulla situazione che vive e respira la band. Angri non era Los Angeles, ma a noi piaceva: così statica così priva di opportunità, così fatalmente decadente. Munnezz, come tanti altri precedentemente mai impressi su un supporto audio, sono il marchio volutamente cercato che la band si porta dietro sui numerosi palchi italiani. La canzone piccola, di breve durata, dove trovano spazio le piccole e piacevoli melodie. Ma anche la canzone intensa dove le parole affondano, fanno male, così cariche di passione e allo stesso tempo di odio e di amore Di seguito nascono Zukami l’anima, M’indisponn, Fa’ ca’ tien o’ tifo. Un album dalla spiccata rabbia sociale e dalle più estreme dimostrazioni d’amore verso la propria terra, verso le buone e cattive abitudini ( M’indisponn), contro ogni forma di violenza (Violenza plebea) ma anche un attestato d’amore verso le persone che si amano. O’ Mazz e sciure è una di queste. Un inno all’ amore genuino. Senza fronzoli nè gesti ridondanti. Il classico non tramonta mai e al primo appuntamento o ad uno speciale, un mazzo di fiori è quello che colpisce. Lo scrivono, lo cantano e lo urlano con il sorriso sulle labbra di chi la vita non la prende mai troppo sul serio. Il sole estivo regalava pomeriggi meditativi ma le fermentazioni della spazzatura agli angoli delle strade distruggevano ogni segno bucolico Nel 2001 esce l’ep Technorivoluzione. Il 2003 è l’anno dei primi attestati di stima da parte della critica e dei festival italiani di musica alternativa:Giovani Suoni Track è la prima compilation che li ospita, nel 2004 No Chemical Brother è la seconda. Il 2004 segna una tappa importante. Dieci anni di vulcanici live, dieci anni di musica vissuta con la stessa determinazione e lo spirito di sempre. Red Ronnie ne prende atto e dopo averli invitati al Roxy Bar e aver superato una selezione tra ben 1400 band italiane (tra le quali Audiorama a Negramaro) la band entra di diritto nella compilation che lo stesso promuove: Nuova Polo X – I Miti della musica. I tempi sono maturi, i brani anche. Caparott (2004) è la seconda autoproduzione coraggiosa e il trio campano non si lascia impaurire dal momento poco felice che sta attraversando la discografia italiana. Hanno condiviso il palco con Avion Travel, Quintorigo, Eugenio Bennato e Taranta Power, Tre allegri ragazzi morti, Malfunk, 24 Grana, Francesco Tricarico. Il 2008 è un nuovo anno soprattutto per i Malatja e si chiama 48 il terzo album della rock band angrese. Edito per Voci Alternative, il sound, dell’allora trio punk, oggi ha conosciuto un’evoluzione sonora ben precisa. Punk, elettronica e pop. Il punk rimane ma fa da tappeto alle new entry. Una miscela esplosiva che promette scintille. Con la collaborazione e la supervisione di Vinci Acunto (Bisca, Katap), i Malatja pubblicano 48 con la consapevolezza di aver esplorato nuovi linguaggi che nulla tolgono alla sfera musicale intrapresa nel lontano ’94. I Malatja, con 48, hanno approdato ad un suono più fluido, popolare e di facile ascolto. Abbiamo suonato ovunque ma non abbiamo mai cercato nulla, forse non vogliamo nulla, abbiamo già tutto…

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