sabato 12 gennaio 2019

Malika Ayane: "Ogni scelta, anche piccola, che facciamo è molto importante"

Continua alla grande il successo del nuovo album di Malika Ayane dal titolo "Domino". L'album, pubblicato il 21 settembre 2018 per i 20 anni di carriera, rappresenta una svolta musicale per la carriera di questa cantante.
La redazione di Musica Notizie ha avuto modo di intervistare Malika Ayane.

D. Com'è nata la tua passione per la musica?

R. La verità è che non lo so. La verità è che ho sempre pensato che stavo molto bene quando cantavo. Quindi non si trattava di pensare personalmente che cosa volessi fare nella vita per una questione di ambizione, quanto per un benessere fisico e mentale mentre mi esprimevo con la musica.

D. Parliamo del tuo ultimo album "Domino" che segna i tuoi 10 anni di carriera. Com'è nato e come mai questo titolo?

R. Il titolo nasce da un'ispirazione del gioco da tavolo perché, il fatto di poter mettere insieme, accoppiare delle tessere secondo un ordine che, in quel momento ci sembra geniale ma che ci può portare da una parte o dall'altra. Saperlo prima è molto interessante: mi ha fatto pensare che ogni scelta, anche piccola, che facciamo è molto importante ma, soprattutto, che noi anche siamo composti di tante tessere differenti che nell'arco, a volte, di una stessa giornata, non solo della vita, ci porta a tirare fuori quella caratteristica o un'altra, e noi possiamo anche decidere di essere pro o contro qualcun'altra e che a volte tutto può essere molto più semplice di quello che sembra. 

D. Tra i tuoi brani, qual è quello che più ti rappresenta?

R. Dico sempre che è quello che devo ancora scrivere perché, nel caso di quelli che lo hanno scritto, prendiamo "Come foglie", comunque rappresenta un momento tanto importante, talmente rivoluzionario nella mia storia che non si può non considerarlo importante. Contemporaneamente, però, "Ricomincio da qui" è stato un brano, forse il primo che ho scritto che ho presentato a un pubblico grande come quello di Sanremo. In quel caso lo scrissi con Pacifico e fu il nostro primo album insieme in squadra, e quindi rappresenta il primo momento in cui ho iniziato a credere che potessi scrivere anch'io senza avere paura, senza temere di sentirmi meno di chi lo faceva prima di me, per me.

D. A febbraio si terrà la 69esima edizione del Festival di Sanremo. Che esperienza è stata per te e come vedi le nuove scelte del direttore artistico Claudio Baglioni?

R. Il Festival di Sanremo è stato per me una grandissima opportunità e non è vero che partecipare non serve a niente, anzi, se partecipata bene quella possibilità non interessa vincere. Infatti, io non ho vinto un tubo. È uscito per fortuna due volte il Premio della Critica e una volta sono arrivata terza però non ho tecnicamente vinto il Festival di Sanremo. Eppure, tutti e quattro i brani che ho presentato sono sempre stati molto alti in classifica e nelle vendite mi hanno permesso di salire in alto nella mia carriera. Se uno va a Sanremo con un progetto in cui crede e che vuole far sentire a più gente possibile, è il posto migliore per presentarlo.
Grazie al Festival di Sanremo di Paolo Bonolis del 2009 sono arrivata a casa di tutti perché, per quanto mi esibissi molto tardi la sera, comunque mi esibivo tutte le sere. Il fatto che avessi anche un padrino con noi (nel mio caso era il meraviglioso Gino Paoli), era un grande vantaggio. Penso ai giovani che sono stati eliminati. I due ragazzi che hanno vinto avranno una enorme opportunità. Mi dispiace un pochino per quelli che non hanno avuto accesso alla gara e che rimarranno esclusi. Mahmood c'era già stato Sanremo Giovani, ci era piaciuto l'altra volta, ci può sempre riprovare. Per esempio, non mi hanno preso almeno due volte a Sanremo Giovani.

D. Cosa ne pensi dei talent e ti piacerebbe un giorno partecipare come coach?

R. Quando sarò grande. Per adesso sto ancora capendo come funziona del tutto il mio lavoro e penso che sia anche molto impegnativo, nel senso che riuscire a fare un lavoro, qualunque esso sia, e cerchi di fare una famiglia e di rimanere un essere umano, richiede molta concentrazione e deduzione. Quindi, per come sono fatta io, preferisco fare una cosa per volta.
Riguardo i talent, penso che siano una possibilità. Non sono né una di quelle che grida al miracolo, né una di quelle che pensa che siano la manifestazione del demonio. Penso semplicemente che siano cambiati i tempi. La prima edizione di X Factor finì nel 2008 quando uscì il mio primo singolo, quindi, non si può far finta che non siano ormai un'enorme fabbrica di produzioni musicali: sarebbe sbagliato quindi far finta che non esistano. Negli anni hanno anche dimostrato di tirare fuori degli artisti molto importanti. Quindi, se io fossi un ragazzino oggi, molto probabilmente farei un casting. Quando ero ragazza ho preferito fare altre cose come il Conservatorio e la gavetta.

D. Quali sono i tuoi progetti futuri?

R. Intanto finisco questo tour e poi vediamo perché, una volta finita l'Italia, andremo all'estero e quindi ci sarà prima l'Europa e poi speriamo di tornare in Giappone e, se riusciamo, anche negli Stati Uniti e poi c'è da scrivere un altro libro con tutto quello che ho imparato.

D. Della Puglia, in modo particolare, che ne pensi?

R. Io non vedo l'ora di arrivare. Mi hanno detto che fa freddo in questo periodo. Mi piace, al di là di tutto. Ho tanto amici e mi sono costruita una bella rete di persone a cui voglio bene e che quindi mi fanno sentire a casa quando sono lì. Il pubblico della Puglia poi, in particolare, è un pubblico che mi è molto affezionato e la cosa è assolutamente reciproca. Peraltro, ero stata l'ultima volta, a parte questo bellissimo concerto a Castro la scorsa estate all'alba, l'ultima volta sono stata lì per fare le anteprime del musical “Evita” che è stato meraviglioso. Mi hanno fatto sentire a casa e sostenuta, come dicevo prima. 

D. Che consiglio dai a chi vuole diventare cantante?

R. Di studiare prima di tutto. Di ascoltare tanta musica perché ho incontrato tantissimi aspiranti cantanti che poi non avevano cinque dischi nella loro vita, nulla propri autoprodotti, non avevano mai ascoltato in tre minuti forse Aretha Franklin. Ho conosciuto ragazzi a cui mancavano completamente le basi, non avevano mai letto. Senza cultura non si va da nessuna parte.

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