martedì 19 dicembre 2017

"Percorrenze": intervista a Patrizia Vigneri

di ANTONELLA CHIONNA. E’ uscito il 19 dicembre, Percorrenze (Terre Sommerse – (P)&©, 2017 Patrizia Vigneri), l’album d’esordio della cantante brindisina Patrizia Vigneri. Sette; le cover delle canzoni presenti nel disco, rielaborate in chiave jazzistica per la voce di Patrizia Vigneri, propongono al fianco della vocalist pugliese: Vito De Lorenzi alla batteria, Fabio Rogoli al pianoforte, Cosimo Romano al contrabbasso, Massimo Dastore alla chitarra e Giorgio Distante alla tromba. 
Ne parliamo con lei...

D. Patrizia, hai voluto esordire attingendo al serbatoio del repertorio cantautoriale italiano della seconda metà degli anni ‘60; un atto di riconoscenza, leggendo le note di copertina, frutto di un minuzioso lavoro di selezione. Perché questa scelta?

R. Perché mi rappresentano poiché, per la prima volta, ho sentito la necessità di esprimermi ad alta voce; in meno di cinquanta minuti ho ripercorso le tappe più importanti del mio vissuto. Gli autori citati sono stati i miei compagni di vita, mi hanno insegnato ad apprezzare e a vivere la musica. Al tempo stesso mi hanno strappato sorrisi, asciugato lacrime, dato conforto e speranze. Una scelta dettata dal cuore, la mia. 

D. I cantautori che omaggi nel disco, costituiscono la classicità immanente del tessuto culturale appartenente alla canzone italiana: Battisti, Lauzi, Buscaglione, Arigliano, Tenco, Gaber. Quanto è importante per un cantante la scelta del repertorio?

R. Molto. A mio avviso, nessuno degli elementi che sto per citare è secondario: la personalità, il gusto musicale, la conoscenza approfondita dell’autore, la percezione e la conoscenza oggettiva della canzone. Sottolineo, anche, che dietro  il canto non c’è inganno … attraverso una canzone ci esprimiamo, diamo voce ai nostri pensieri, comunichiamo denudandoci di fronte a chi ci ascolta molto più di quanto non facciamo con il nostro comportamento abituale. Tutto ciò, a mio parere, integra la scelta del repertorio.

D. Sarà stato difficile, dunque, operare delle scelte all’interno del repertorio che maggiormente ti rappresenta. Quale criterio hai utilizzato?

R. E’ stata dura. Si è trattato di un lavoro che, di base, mi ha indotta all’ascolto dell’inverosimile.  Di conseguenza: ho selezionato un po’ di brani supportata, per l’ultima scrematura, dai miei colleghi.

D. Non posso fare a meno di notare la dedica che spicca, frontalmente, nella prima facciata che contiene il libretto di copertina; a Nina. E’ una persona significativa per questo lavoro?  

R. Nina è mia nonna… la mia colonna portante. Lei continua a vivere nei miei ricordi, per fortuna, indissolubili. Avrebbe gioito nel vedere la realizzazione di questo progetto. 

D. In questo lavoro non c’è nulla di scontato, anche i brani più tradizionali sono rielaborati secondo un criterio di ricerca musicale non banale, frutto del lavoro di arrangiamento a cura dei musicisti Fabio Rogoli e Massimo Dastore. Quali sono stati gli obiettivi che ti sei data, nel dirigere il lavoro di riscrittura musicale del canzoniere?

R. In realtà, è stato un lavoro di gruppo. Colori e atmosfere di ogni singolo brano sono stati i punti cardine, senza mai perdere di vista la profondità del significato del testo.

D. Il sound del disco si distingue per coerenza organica delle scelte stilistiche effettuate dalla formazione che, a te, si rimette all’interno della dissertazione vocalico - musicale. Come hai conosciuto i musicisti presenti nel disco, e com’è nata la vostra collaborazione?

R. Sul campo di battaglia. Con alcuni di loro ci lega un’amicizia, ormai, decennale. Più precisamente, con Rogoli e Dastore collaboriamo ormai da molti anni nell’ambito inerente alla didattica della musica moderna.

D. Il tuo ruolo di didatta, con i conseguenti impegni, incide sulla tua carriera artistica?

R. Direi di sì, soprattutto negli ultimi anni ho svolto un’attività didattica intensa e ciò mi ha limitata artisticamente. Mi sono lasciata coinvolgere senza riserve, ma con consapevolezza. Riuscirò a dare una sterzata? Chi lo sa!

D. A tuo avviso, oggi, c’è bisogno di dare una sferzata al prototipo della donna – cantante all’interno del circuito musicale, con ulteriori approcci al lavoro e un nuovo signifying?

R. Non credo, purché la donna sia convinta e ben determinata.

D. Trovo la copertina del disco, un paio di décolleteé gialle su una strada battuta, di gran classe e altamente erotica. E’ una provocazione, oppure vi è un riferimento legato alle divergenti percorrenze che l’uomo e la donna affrontano nel corso del tempo?

R. Decisamente, la seconda ipotesi. Il colore giallo delle décolleté, simbolo di allegria, ottimismo, creatività, saggezza, oggi, mi rappresenta più che mai.

D. Patrizia, quali sono gli altri progetti ai quali stai lavorando e quali i tuoi prossimi impegni?

R. Promuovere il disco, con l’auspicio di suonarlo il più possibile. Inoltre, sto lavorando al progetto “Parthenope”, con Massimo Dastore alla chitarra e Vito De Lorenzi alle percussioni, che raccoglie brani di grandi maestri della cultura e della tradizione napoletana. Si tratta di un lavoro, realizzato in chiave intimista, che rilegge la musica partenopea alla luce di una finissima sensibilità armonica.

D. Qual è l’ultima canzone che hai cantato a bassa voce?

R. Almost blue.

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