lunedì 3 luglio 2017

Il Canzoniere: "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers" di Fabrizio De André

Parliamo oggi del brano dal titolo "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers" cantato da Fabrizio De André e pubblicato nel 1963.
Il brano è stato arrangiato da Giampiero Boneschi ed ha, come autore del testo, Paolo Villaggio.
In un linguaggio sarcasticamente aulico, sottolineato da una musica solenne, Villaggio dà un tocco di rustico colore alla tradizione medievale e cristiana fatta di crociate, onore e "cavalleria", narrando le vicende di Carlo Martello, che, tornando vittorioso dalle gloriose gesta belliche contro i Mori, non trova di meglio da fare che comportarsi da perfetto maschio cialtrone con una donna di facili costumi per soddisfare i suoi appetiti sessuali, che gli provocano più dolore delle ferite fisiche riportate, e che scappa quando la fanciulla gli chiede dei soldi per le sue "prestazioni".
Il brano si rifà ad un antico genere popolare francese diffuso all'epoca dei trovatori, la "pastorella", che trattava appunto degli incontri tra cavalieri e popolane e delle proposte amorose che ricevevano queste ultime. Per rafforzare l'ambientazione bucolica e pastorale gli incontri avvenivano perlopiù vicino a ruscelli e specchi d'acqua; nel caso in questione si tratta di una "chiara fontanella".
"Carlo Martello", per via delle sue influenze medievali, era sicuramente una canzone atipica per il periodo.
"Quella che venne fuori era una canzone troppo atipica per gli standard dell’epoca" ha dichiarato lo stesso Paolo Villaggio in un’intervista concessa a Gino Castaldo in occasione del decennale della scomparsa di De Andrè "Era rivolta a un target diverso da quello delle canzonette che giravano, così pensammo di portarla a Milano a Nanni Ricordi, l'unico discografico illuminato che conoscevamo".

CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS (Fabrizio De André)

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del Sire vincitor.
Il sangue del Principe e del Moro
arrossano il cimiero d'identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite le bramosie d'amor.

"Se ansia di gloria, sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore.
Chi poi impone alla sposa soave
di castità la cintura ahimé è grave
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave".


Così si lamenta il re cristiano
s'inchina intorno il grano, gli son corona i fior.
Lo specchio di chiara fontanella
riflette fiero in sella dei Mori il vincitor.
Quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione il simbolo d'amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde ignudo in pieno sol.

"Mai non fu vista cosa più bella
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse re Carlo scendendo veloce di sella.
"Deh, cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate".


Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso re Carlo s'arrestò
ma più dell'onor poté il digiuno
fremente l'elmo bruno il sire si levò.
Codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata in gran difficoltà
alla donna apparve un gran nasone
un volto da caprone, ma era Sua Maestà.

"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano.
Ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore".

Cavaliere egli era assai valente
ed anche in quel frangente d'onor si ricoprì
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione tentò di risalir.
Veloce lo arpiona la pulzella
repente una parcella presenta al suo signor
"Deh, proprio perché voi siete il sire
fan cinquemila lire, è un prezzo di favor".

"E' mai possibile, o porco d'un cane,
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane.
Anche sul prezzo c'è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire".


Ciò detto, agì da gran cialtrone
con balzo da leone in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
tra i glicini e il sambuco il re si dileguò.
Re Carlo tornava dalla guerra
l'accoglie la sua terra cingendolo d'allor.
Al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del sire vincitor.

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