sabato 20 ottobre 2012

Gianni Marroccolo: "Un mio ritorno nei Litfiba? Se son rose..."

Nicola Ricchitelli. Gianni, 2 giugno 2012: cosa ha significato per te, dopo oltre vent’anni condividere il palco con Piero Pelù, Ghigo Renzulli e Antonio Aiazzi, tuoi storici compagni di avventura negli anni che furono di “Desaparecedo”, “17 Re”, “3”, “Litfiba Pirata”?

R:« Un' emozione indescrivibile. Soprattutto quando ci siamo ritrovati qualche giorno prima in sala prove dopo ben 22 anni !! Un pò di imbarazzo iniziale e poi siamo partiti a suonare ed è stato come se tutto quel tempo non fosse passato. Tutto uguale ad allora, i volumi, i suoni , le battute, le piccole discussioni su un accordo sbagliato etc. Dal vivo invece è stato incantevole soprattutto grazie a quella migliaia di persone visibilmente emozionate e commosse quanto lo eravamo noi … davvero, non si possono spiegare a parole certe situazioni così intime e forti».

D: Gianni, quella serata ha dato lo spunto per diverse ipotesi, tra cui un tuo ritorno nella band per comporre seppur un album, quanto c’è di vero in queste voci di corridoio?

R:« Un ritorno nella band lo vedo improbabile. I Litfiba da anni sono Piero e Ghigo ed è giusto che sia così. Questo non significa che in futuro non si torni a collaborare insieme. Personalmente lo spero … che sia su un palco o per comporre poco importa. E' fuor di dubbio che ritrovarci a Firenze è stata una bella botta per tutti quindi … se sono rose fioriranno».

D: Il tuo ultimo progetto musicale  si chiama “Deproducers”: come nasce e da cosa si distingue rispetto alle precedenti esperienze?

R:« Deproducers nasce da un' idea di Vittorio Cosma. Ha pensato di mettere insieme 4 musicisti/produttori di estrazione diversa fra loro per sperimentare insieme. E così ha proposto a me, Riccardo Sinigallia e Max Casacci di ritrovarci per fare qualche suonata. Da lì a breve l' idea di fare un album di musica strumentale dedicato all' universo e al cosmo. Dopodiché è stato un crescendo di idee collettive … Si è aggiunto a noi l'astrofisico Fabio Peri, divenuto di fatto voce narrante e "front man" del progetto, Dodo Hinksi (batterista dei Mouse of Mars), Howie B ai suoni e al missaggio. Ci abbiamo preso gusto e abbiamo deciso che "Planetario" (la nostra opera prima appena uscita) diventasse una vera e propria collana di musica per conferenze scientifiche. E quindi prossimamente porteremo in teatro "Planetario" e parallelamente inizieremo a comporre il secondo volume che molto probabilmente si intitolerà "Botanica". Deproducers non è un gruppo, ma una sorta di "officina creativa" che ruota intorno ai noi quattro … Vero piacere della musica e dell'incontro tra universi apparentemente lontani».

D: Gianni, qualche mese fa hai annunciato la decisione di appendere il basso al chiodo e smetterla con la musica suonata. Quali i motivi di tale scelta?

R:« In effetti avevo fatto questa scelta. Occuparmi esclusivamente di management (alkemifactory) e di produzioni. Poi la vita è in grado di rovesciarti come un calzino dall' oggi al domani … Alcuni accadimenti privati mi hanno fatto cambiare idea radicalmente. Continuerò a suonare e a fare musica anzi, cercherò di fare solo questo. Sto preparando un mio disco solista e scrivendo un libro … inoltre con Aiazzi e Magnelli abbiamo deciso di rimettere insieme Un nostro vecchio progetto anni 80, i Beau Geste».

D: Tutto ebbe inizio in una Firenze in pieno fermento dal punto artistico in quel lontano 1980... che ricordi hai di Firenze in quel periodo? Che aria si respirava? Ma, più in generale, che ricordo hai degli inizi degli anni '80?

R: «Fine 70, primi 80. Non proprio un bel periodo. Crisi economica profonda, tensioni sociali altissime, terrorismo … insomma, non proprio un bel periodo. Nemmeno musicalmente a mio gusto … non sopportavo la musica di quei tempi: jazzrock, fusion nè certo cantautorato stantìo. Non so cosa avvenne ma di punto in bianco a firenze nacquero radio private, locali, band, etichette indipendenti, rassegne … Una pacchia … e questo non solo a livello musicale … fu un fiorire di idee, una sorta di "rinascimento" … nacquero gruppi di teatro sperimentale, attori, stilisti, fotografi, performers, comici. Ogni sera c'era sa scegliere se andare a vedere un gruppo straniero o uno italiano … una performance o uno spettacolo teatrale … insomma fu un periodo molto creativo e stimolante sotto tutti i punti di vista».

D: Restando sempre negli anni '80, vorrei ricordare di quel tal Federico che cerca un bassista per formare una nuova band, e tu, convinto che sia Federico Fiumani dei Diaframma, rispondi all'annuncio. Dall'altra parte, però, risponde un tal Federico Renzulli, detto "Ghigo", di lì inizia la storia targata Litfiba. Che ricordi hai di quel momento? Con il senno di poi hai mai detto grazie al destino? Hai mai pensato che magari se si faceva i fatti suoi era meglio?

R:« Non finirò mai di ringraziare il destino … Litfiba e Cccp/Csi … due storie incredibilmente belle e importanti che hanno lasciato il segno. Mi ritengo davvero fortunato».

D: Al Gianni Maroccolo produttore vorrei chiedere un parere riguardo alle condizioni in cui vessa il panorama musicale italiano? Cosa ne pensi di questo nuovo modo di fare musica attraverso i reality, e i talent show?

R:« Che dire … stiamo vivendo un radicale periodo di cambiamento. Non è chiarissimo dove si stia andando, ma è molto chiaro che il passato è finito e non tornerà. Sta cambiando quindi anche la figura del musicista/artista e tutto avviene in un mutamento epocale che va ben al di là della musica. Oggi la musica è divenuta puro intrattenimento. Fruibile per chiunque a qualsiasi costo (anche gratis), e al tempo stesso alla portata di tutti produrla. Reality e Talent rappresentano la situazione della nostra piccola italia dove tutto tende al basso. Queste trasmissioni non costruiscono niente, non producono cultura nè innovazione. Mercificano i sogni e contribuiscono a rincoglionire le persone che li seguono e i giovani talenti. Detto ciò, grazie al cielo, le avanguardie stanno facendo capolino … ascolto tanta di quella musica prodotta in "cantina" e garantisco che si tratta di musica bellissima!».

D: Tra i tuoi progetti musicali, ritroviamo anche il Consorzio suonatori indipendenti, un progetto che tra l'altro vede la collaborazione di Giovani Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. Il progetto vanta la produzione di ben sette album,tra cui Tabula Rasa Elettrificata nel 1997 il quale raggiungerà addirittura le vette della classifica, che tratti aveva in comune il progetto del consorzio suonatori indipendenti con le tue precedenti esperienze e quali erano le novità sia dal punto di vista musicale e dei testi?

R:« Il Consorzio è stata un' esperienza di vita unica. Per anni siamo stati una sorta di "big family / factroy" itinerante e creativa. Oltre ai Csi gestivamo un' etichetta indipendente, il Cpi, una fanza "Il Maciste", producevamo molti giovani artisti (Marco Parente, Ustmamò, Marlene Kuntz etc ..), organizzavamo raduni, incontri, progetti speciali come fu ad esempio quello di Materiale Resistente … In realtà CSI non è mai diventato un gruppo, eravamo di fatto dei "suonatori indipendenti" ognuno con personalità molto forti e caratteri abbastanza complessi, ma quando si faceva musica era "incanto puro". Artisticamente molto stimolante avere a che fare con le parole e i testi di Giovanni. In fondo credo che i Csi componessero delle vere e proprie sonorizzazioni ai suoi testi più che delle canzoni. Lavorare con Giovanni, ma soprattutto aver condiviso con lui un pezzo di vita importante, mi ha aperto la mente al di là della musica. E' una persona unica che ti costringe a riflettere, a pensare e ha una capacità di scrittura di altissimo livello. Ma l'alchimia dei Csi, fino a quando è rimasta viva, era di per sè emozionante grazie ad ognuno di noi … apparentemente molto lontani ma molto vicini come sensibilità».

D: Nel 1992 conosci il gruppo dei Marlene Kuntz, in un momento, tra l'altro, in cui erano decisi allo scioglimento. Decidi di diventare il loro produttore; è grazie a te il rock italiano ha potuto godere di un gruppo straordinario che altrimenti avrebbe cambiato strada. Dal 2005 diventi anche bassista del gruppo. Cosa ti ha colpito di questo gruppo all'epoca? Che consiglio puoi dare a tutti giovani che fanno musica e che decidono di fare musica affinché non mollino?

R:« Curavo la produzione artistica della compilation annuale di Rock Targato Italia. I MK li conosbbi in quella occasione. Rimasi colpito principalmente dalla loro unicità. Un modo di comporre incredibilmente simile al lirismo e al contrappunto classico. Chitarre e bassi con accordature aperte, distorsioni e intrecci armonici da urlo !  E poi il drumming di Luca … suonava la batteria in modo "melodico", seguendo molto più il canto di Cristiano che non il ritmo puro del pezzo. E poi Cris … i suoi testi … la sua voce particolare. Durante la registrazione del pezzo mi offrì subito di collaborare con loro e così che mi lasciarono una demo con la maggior parte delle canzoni che sarebbero poi state pubblicate su Catartica. Da allora collaboriamo insieme e io credo di avere ricoperto un pò tutti i ruoli possibili … manager, discografico, bassista, produttore … e da allora siamo amici. Considero i MK come i Litfiba e i Csi … pur non essendo mai stato un componente del gruppo, ho vissuto e vivo i Marlene nello stesso modo. Dare consigli a dei giovani musicisti è complesso. Penso che suonare sia un' urgenza di tipo personale. Qualcosa che al di là diventi o meno un mestiere, ti accresce dentro, ti fa vivere meglio. Non esistono più regole oggi … vale tutto e il suo contrario, ma credo che alla fine il talento paghi sempre così come la qualità. Spesso rincorrere un sogno ti allontana da esso … Quando formammo i Litfiba nessuno di noi pensava di trasformare la musica in un mestiere … suonavamo per il piacere di suonare e di stare insieme. Il resto è avvenuto giorno dopo giorno. E non si deve avere fretta soprattutto se si ha a che fare con un gruppo. Ci vuole tempo per conoscersi, per ricercare un proprio stile, una vera ragion d'essere. Con i Litfiba pubblicammo il nostro primo album (Desaparecido) dopo 4 anni di esperienze, concerti, provini … E lo stesso fecero i Mk con Catartica che pubblicarono dopo 4 anni di attività. Oggi spesso ci si mette insieme, si fa un pò di prove e dopo due o tre mesi si pubblica un disco … mi domando (salvo miracoli) come sia possibile trovare la propria strada in così poco tempo».

D: Nel 2004 esce il tuo primo disco da solista A.C.A.U. La nostra meraviglia; riesci a mettere sotto lo stesso tetto, artisti del calibro di Franco Battiato, Carmen Consoli, Piero Pelù, Giorgio Canali, Federico Fiumani, Francesco Renga e tanti altri. Come nasce questo progetto? Che si prova a lavorare con il fior fior della musica italiana?

R:« fu Hector Zazou (produttore del primo album di PGR) a convincermi a fare un disco solista … Io iniziai a lavorarci pensando ad album strumentale poi una notte mi resi conto che la voce mi mancava un pò ovunque … scrissi una manciata di lettere ad una serie di artisti che ritenevo importanti per la mia vita …sorprendentemente mi risposero e accettarono tutti di collaborare al disco. Da non crederci!».

D: Gianni Maroccolo, classe 1960, cinquantadue primavere lo scorso 9 Maggio, una lunga carriera che dura da oramai trent'anni. Quanti sogni hai realizzato e quanti ancora ne vuoi realizzare?

R:« Sogni non ne ho mai avuti… tutto ciò che mi è accaduto artisticamente è stato frutto di duro lavoro affrontato sempre "passo dopo passo" con il cuore e senza calcoli mercantili. La passione muove ogni mio progetto. Oggi mi trovo un pò avulso da ciò che mi circonda e per un pò ho pensato che fosse giunto il momento di smettere con la musica suonata. Ora più che un sogno c'è una scommessa: fare musica da solo. E il desiderio di pensare più a me stesso e ai miei affetti».


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